SONDAGGI, SALVINI PAGA L’ALLEANZA CON I 5STELLE, ELETTORATO DI CENTRO-DESTRA SEMPRE PIU’ DELUSO

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Chi è al governo lo sa bene: i primi mesi dall’insediamento sono, dal punto di vista elettorale, quelli più proficui in termini di consensi. La fiducia verso il nuovo esecutivo, l’iniziale entusiasmo trainato dalla speranza di un miglioramento generale dà vita ad un clima di distensione tra popolo e palazzo. Ma questa fiducia non è eterna, anzi: si esaurisce piuttosto velocemente. E stando ai risultati raccolti da un’indagine Ipsos e pubblicati dal Corriere, anche per il governo Lega-5Stelle è arrivato il momento di fare i conti con la realtà.

Se, infatti, finora l’esecutivo aveva goduto di una fiducia ampia (circa il 60% di tutto l’elettorato attivo), adesso le cose sembrano virare verso una rivalutazione: soltanto 4 italiani su 10 – questi i dati del sondaggio Ipsos – sarebbero soddisfatti dell’azione di governo. A farne le spese, nonostante lo stakanovismo sui social network, è Salvini, che – sebbene sia riuscito a conquistare nuovi elettori, soprattutto a Sud – sta perdendo consensi tra quelli che rappresentano (o rappresentavano?) lo zoccolo duro dell’elettorato leghista: il ceto produttivo settentrionale. Il perché di questo ripensamento è da rintracciare nella manovra economica approvata in extremis dal Parlamento sul finire del 2018. I due partiti di riferimento infatti hanno portato avanti la loro battaglia contando soprattutto su due provvedimenti: il reddito di cittadinanza per i grillini e quota cento per la Lega. Niente flat tax, niente taglio alle accise, poco o nulla per chi, in questi anni difficili dal punto di vista economico, ha tirato la cinghia pur di continuare a fare impresa. Quel che è passata all’elettorato di centro-destra è dunque l’impressione che l’indirizzo politico dei provvedimenti dell’attuale esecutivo sia più spostato verso i pentastellati, mentre l’azione per certi versi energica del Ministro dell’Interno sia stata piuttosto flebile nella tutela della parte più produttiva del paese. 

“Salvini paga l’alleanza con i cinquestelle” – commenta Luca Vitale, esponente grossetano di Fratelli d’Italia – “anche perché, analizzando i risultati delle elezioni politiche dello scorso anno è chiaro che la maggioranza del paese era più orientata verso il centro-destra, mentre l’esecutivo che si è creato è un ibrido in cui a prevalere è principalmente il programma di Di Maio, soprattutto per quel che riguarda la parte economica e sociale. Nonostante sia in minoranza, invece, il gruppo di Giorgia Meloni si è mostrato assai più compatto nel difendere le esigenze di chi, tra mille difficoltà burocratiche e non solo, vuole produrre ricchezza a beneficio di tutto il Paese. Mi fa piacere che gli elettori se ne rendano conto e ce ne diano merito”. 

MENO SOLDI ALLE PICCOLE-MEDIO IMPRESE. FRATELLI D’ITALIA, LE BANCHE TORNINO A SOSTENERE L’ECONOMIA REALE

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Emerge un dato preoccupante, recentemente diffuso dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, che fotografa bene la situazione in cui si trovano le piccole-medie imprese italiane. Sembra infatti che si sia registrata una contrazione nella concessione del credito alle imprese. Dal novembre 2017 allo stesso mese del 2018 si è rilevata una diminuzione dello 0.7% sui finanziamenti erogati alle imprese, che tradotto in numeri “reali” fanno quasi 5 miliardi in meno di euro a disposizione delle aziende italiane. 

Un andamento preoccupante, specie se lo si ricollega alle serie storiche: dal 2011 ad oggi questa diminuzione è stata addirittura del 27%, pari a 252 miliardi di euro, e ha contribuito senz’altro a rendere meno facile la gestione d’impresa ai piccoli imprenditori, che nello stesso periodo hanno dovuto fare i conti con la crisi economica e la recessione. A subire gli effetti di questa contrazione sono state, come detto, soprattutto le imprese con meno di 20 dipendenti, che rappresentano il 98% del tessuto produttivo italiano. La crisi bancaria ha certamente contribuito a irrigidire gli istituti di credito, ma da sola non spiega il perché di questa difficoltà da parte delle aziende di ricevere credito dalle banche. Le imprese italiane più strutturate hanno sì subito anch’esse i contraccolpi della riduzione dei crediti concessi, ma in misura minore rispetto alle imprese più piccole. 

Il credit crunch ha fatto sentire i suoi effetti soprattutto al centro-sud. Nel Lazio, per esempio, si è avuta una contrazione del 35% negli ultimi sette anni. In Toscana, tra il 2017 e il 2018, la contrazione ha riguardato 1 miliardo e mezzo di euro. Sono poche le regioni italiane in cui i dati fanno registrare un segno più, perlopiù dislocate tutte al settentrione e per cifre che – ad eccezione del Piemonte – non superano le decine di milioni. Ultimamente il problema è stato sollevato anche da Giorgia Meloni e da Fratelli d’Italia. Le banche, infatti, sembrano aver smesso di sostenere l’economia reale. E questo dato è preoccupante per diversi motivi: sia perché – a lungo andare – ciò renderà ancor più difficile creare ricchezza in Italia, sia perché le piccole-medie imprese, contrariamente a quel che si può pensare, hanno indici di solvibilità maggiori rispetto alle imprese più grandi. Questo, nel lungo periodo, espone le banche a nuove, future, crisi. In quanto rappresentante locale di Fratelli d’Italia ritengo sia necessario monitorare la situazione, perché le piccole-medie imprese rappresentano una risorsa preziosa per il territorio, soprattutto per quel che riguarda l’occupazione nei centri minori del nostro paese.

Luca Vitale, Fratelli d’Italia-Grosseto