BANCHE, URGE UNA SOLUZIONE ALTERNATIVA PER TUTELARE LE PMI ITALIANE

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Sulle banche e sull’inefficace, se non dannosa, azione del governo abbiamo già avuto modo di esprimerci. L’esecutivo precedente, targato PD, ha sacrificato l’interesse dei cittadini truffati sull’altare della stabilità bancaria, quello attuale – contrariamente ai proclami della campagna elettorale – ha deciso di trattare con le banche utilizzando i guanti di velluto, condonando ben 5 miliardi di euro alle stesse banche, ai danni dei creditori che così non potranno che avere, tutt’al più, un rimborso simbolico. Eppure sono in molti a dire che le soluzioni proposte dai vari residenti in Palazzo Chigi in questi ultimi due anni sono ben lungi dal raggiungimento della tanto agognata stabilità bancaria, e soprattutto che – se questa viene conseguita a scapito del tessuto economico del paese – qualsiasi provvedimento sarà vano. Persino un personaggio come Soros è arrivato a scrivere che è stata “persa una opportunità fondamentale quando, in risposta alla crisi, i costi del risanamento sono stati orientati a favore dei creditori rispetto ai debitori e che questo abbia contribuito alla prolungata stagnazione successiva alla crisi”. E su questo – per quanto da esponente di Fratelli d’Italia mi consideri lontanissimo dal modo di pensare e agire dello speculatore ungherese – ha ragione.

Sì, perché se la soluzione è mettere le piccole e medie imprese nelle mani della finanza e dei fondi speculativi, come è avvenuto di fatto grazie al Fondo di Garanzia sulla cartolarizzazione delle cosiddette “sofferenze” – in vigore dal 2016, allora significa non tenere in considerazione le vere vittime di questa situazione, ovvero i cittadini stessi, i pochi che ancora si ostinano a fare impresa in Italia. E così facendo la stabilità bancaria sarà raggiunta, per poco, solo a un prezzo salatissimo per l’intero paese: primo, perché le imprese che pure potrebbero sopravvivere sul mercato, saranno costrette a chiudere per via della cartolarizzazione di debiti che non sono in sofferenza, ma mostrano soltanto criticità creditizie (ammissibili in un contesto economico da poco uscito dalla recessione), e in secondo luogo perché la cessione dei crediti ai fondi speculativi non avviene in maniera indolore da parte delle banche, che saranno così costrette a registrare delle perdite enormi, da sanare con improbabili aumenti di capitale. Col rischio, magari, di finire tra le braccia di quei fondi finanziari che hanno acquistato a prezzo di saldo i crediti cartolarizzati.

Si potrebbe riassumere il tentativo dei governi con un motto di spirito: l’intervento è andato bene, il paziente sta morendo. Ma una soluzione alternativa esiste? Certamente sì! Come ha scritto di recente l’avvocato Crivellari, basterebbe creare un fondo misto (pubblico e privato) che “possa fungere da “assicuratore ” delle eventuali perdite delle banche conseguenti al default di piani di rientro di debitori critici, percependo un premio di mercato per il rischio assunto”. Così agendo, si eviterebbe l’ipotesi di aiuto di Stato e si darebbe più tempo per rientrare alle imprese indebitate, evitando a queste ultime la chiusura dei battenti per via dei debiti bancari su cui pendono delle gravose ipoteche. Questa misura, con le relative limitazioni al suo impiego, permetterebbe ai debitori di stabilire un piano di rientro pluriennale credibile per avvalersi della copertura del fondo secondo i limiti previsti e in ultima istanza rispetto alle altre garanzie sui debiti.

Il provvedimento in questione avrebbe il vantaggio di restituire ossigeno alle imprese indebitate e in difficoltà, evitare che le banche registrino enormi perdite conseguenti alla cartolarizzazione dei crediti, limitare futuri interventi statali all’interno del sistema bancario, come invece appare probabile alla luce degli effetti del Fondo di Garanzia sulla cartolarizzazione delle “sofferenze” (GACS). Per questo, da cittadino e da esponente di Fratelli d’Italia, che da sempre ha a cuore la salute economica delle imprese italiane, spero che l’esecutivo attuale voglia provvedere tenendo in considerazione misure alternative al GACS come quelle qui proposte.

Luca Vitale