ELEZIONI REGIONALI IN ABRUZZO, TRIONFO DELLA COALIZIONE DI CENTRO- DESTRA, FRATELLI D’ITALIA SEMPRE PIU’ APPREZZATO DAGLI ELETTORI

Buone notizie per la politica italiana. Alle elezioni regionali in Abruzzo la coalizione di centro- destra ha stravinto, ottenendo un ottimo risultato elettorale. Marco Marsilio, candidato della coalizione di destra, ha ottenuto il 48% dei voti, staccando di molto Legnini, di centro-sinistra e
Marcozzi, candidata pentastellata.

La Lega conferma il buon andamento attuale, ottenendo da sola il 27% delle preferenze, ma è da segnalare anche l’ottimo risultato di Fratelli d’Italia, col 6.5% di voti raccolti tra il popolo abruzzese. E Giorgia Meloni ha giustamente sottolineato come la giornata di ieri abbia un’importanza storica per il partito, la leader dimostra di essere molto gradita all’elettorato, ottenendo un peso politico sempre più consistente nel panorama politico della destra italiana.

Rispetto alle elezioni politiche del 2018, Fratelli d’Italia ottiene un punto e mezzo in più a livello percentuale, che tradotto in numeri significa migliaia di elettori in più, conquistati in una sola regione.
Quanto detto conferma che la maggioranza degli elettori italiani guarda con fiducia ad una coalizione di destra; già alle elezioni politiche del 2018 il segnale era arrivato forte e chiaro, e per un soffio non si è riusciti ad ottenere il premio alla coalizione.

È indubbio che gli elettori siano rimasti delusi dalle ricette proposte dal Movimento Cinque Stelle. Da parte nostra il progetto è chiaro: quota 100 per permettere un maggior ricambio generazionale nel mondo del lavoro e meno tasse per chi vuol fare impresa.

Luca Vitale, Fratelli d’Italia-Grosseto.

L’ITALIA È IN RECESSIONE: DI MAIO SMETTA DI PRENDERE IN GIRO GLI ELETTORI

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La notizia era nell’aria da tempo. Che il clima fosse cambiato in Italia, almeno per quel che concerne l’ambiente economico, si era avvertito, ma adesso è arrivata l’ufficialità: l’Italia è in recessione.

A metterlo nero su bianco è stato l’Istat, che ha pubblicato il rapporto relativo al quarto trimestre dell’anno scorso. È il secondo trimestre consecutivo – dopo cinque anni di segno più – che il Pil subisce una contrazione, questa volta dello 0,2%. Non un grande scossone, certo, ma quanto basta per far scattare qualche campanello d’allarme, almeno per tutti coloro i quali hanno a cuore le sorti di questo paese.

A ben vedere, però, quanto emerso dalle ultime notizie non ha sconvolto più di tanto il governo, soprattutto il Movimento 5 Stelle, con il vice-premier e ministro Di Maio che si è affrettato a dichiarare alla stampa che, se le cose stanno così, è evidente che “quelli che c’erano prima ci hanno
mentito”. Ora, Fratelli d’Italia non può essere certo accusato di spalleggiare il Partito Democratico, anzi, ma, se pure è vero che la contrazione non può essere del tutto imputabile al nuovo esecutivo, certo è che quest’ultimo non ha fatto nulla per evitarla.

Al contrario, si è tentato in tutti i modi di giocare una partita con l’Unione europea rischiando che il popolo italiano fosse esposto ai rischi
della speculazione dell’alta finanza. E i risultati di questo tira e molla sono stati quanto più deludenti, soprattutto se visti dalla prospettiva dell’elettorato di centro-destra: nella manovra in vigore per il 2019 non c’è alcun riferimento al taglio delle tasse, all’abbassamento delle accise.
Prevalgono le misure assistenzialiste, che certamente non avranno alcun impatto sul PIL, mentre – viceversa – contribuiranno ad appesantire le uscite statali.

L’Italia avrebbe bisogno veramente di un cambiamento, ma certamente non è questo quel che si aspettavano gli elettori. E soprattutto non è prendendo in giro gli italiani, cioè glissando su una tematica importantissima come lo è l’andamento dell’economia, come fa Di Maio, non è così, dicevo, che questo Paese potrà uscire dal pantano in cui è finito.

Luca Vitale, Fratelli d’Italia-Grosseto.

LA GIORNATA DEL RICORDO, UNA RICORRENZA TROPPO SPESSO DIMENTICATA

Il 10 febbraio ricorre la giornata del ricordo, istituita in memoria delle vittime delle foibe durante la seconda guerra mondiale e l’immediato dopo-guerra.

È una tragedia il cui ricordo è stato, per anni, sepolto sotto una coltre di silenzio, perché a fatica è stato riconosciuto quanto storicamente
accaduto, ovvero il sistematico massacro degli italiani e delle italiane in Venezia Giulia e Dalmazia per mano dei partigiani comunisti di Tito.

A stento, grazie alla lotta condotta in questi anni anche da Fratelli d’Italia, si sta cominciando a vedere quelle persone per quello che sono state: vittime innocenti di una barbarie irrazionale, come molti degli eventi che hanno caratterizzato il secondo conflitto mondiale. Dopo il 1943, infatti,
quando i titini ebbero modo di occupare buona parte della Venezia Giulia, furono migliaia i processi sommari con cui era sancita la morte di altrettanti connazionali.

Con la scusa di colpire i responsabili dell’occupazione fascista, si perpetrò una strage orribile che ebbe un solo obiettivo: colpire chiunque fosse italiano. Le vittime, molte delle quali ancora vive, erano poi gettate nelle
cosiddette foibe, inghiottitoi tipici della regione carsica e istriana o nelle miniere di bauxite. Attorno alla giornata del ricordo, istituita soltanto nel 2004, si sono susseguite negli anni varie polemiche, che non hanno avuto altro effetto che offendere una seconda volta, a distanza di decenni,
i corpi delle vittime dell’eccidio.

Qualcuno ha voluto vedere l’istituzione di una giornata in memoria delle vittime delle foibe come una sorta di contraltare politico alla giornata della memoria, come se non fosse possibile un approccio pacato agli eventi risalenti a quegli anni. Riconoscere le responsabilità delle efferatezze commesse in quel periodo storico da più parti è ancora – per alcuni
– impossibile, in quanto legati ideologicamente al passato.

Per questo, da cittadino, prima che esponente di Fratelli d’Italia, ritengo sia doveroso per tutti soffermarsi sul significato di quegli eventi, senza alcun distinguo, senza alcuna eccezione, perché nella storia non ci sono vittime da ricordare e altre da condannare alla damnatio memoriae.

BASTA PORRE LA FIDUCIA IN PARLAMENTO, IL DIBATTITO TORNI AD ESSERE SEDE DI CONFRONTO TRA GOVERNO E OPPOSIZIONI

È stato pubblicato l’undicesimo rapporto della rivista “The Economist” sullo stato della democrazia nel mondo. Ogni anno il settimanale inglese vigila su tutti i paesi al fine di comprendere le variazioni nell’assetto politico delle varie nazioni, stilando una classifica che – sulla base di alcuni indici – ordina la democraticità degli ordinamenti degli stati. Nel rapporto di quest’anno non sono state registrate variazioni significative: al primo posto vi è la Norvegia, all’ultimo la Corea del Nord.
A detta degli analisti, in Italia, rispetto agli anni precedenti, la situazione è peggiorata: dalla ventunesima posizione dell’anno scorso alla trentatreesima di quest’anno. A determinare questo peggioramento – sempre secondo i redattori inglesi – hanno contribuito soprattutto la sfiducia verso le istituzioni, l’esigenza di affidarsi a “uomini forti”, la retorica contro gli stranieri.
Personalmente non penso che le valutazioni dell’Economist siano corrette, alcuni indici da loro utilizzati sono squisitamente politici e poco hanno a che fare con la democraticità delle istituzioni italiane.

In Italia si vota, il popolo ha il diritto di scegliere i propri rappresentanti e il governo attuale rispecchia in parte le posizioni dell’elettorato italiano. Tuttavia ritengo sia doveroso interrogarsi sullo stato di salute della democrazia del nostro paese, soprattutto per quel che concerne il
dibattito parlamentare. Da alcuni anni a questa parte, infatti, gli esecutivi che si sono avvicendati, pur nella diversità del loro colore politico, hanno una cosa in comune: tutti hanno cercato di bypassare il dibattito parlamentare a colpi di fiducia. Questa pratica malsana, usata dal Partito
Democratico (il termine “democratico” è evidentemente antifrastico), continua ad essere praticata anche dal governo 5Stelle Lega e impedisce un sano confronto alla Camera e al Senato su provvedimenti che riguardano tutti, non soltanto i loro elettori. Questo abuso dell’istituto della fiducia ha un effetto deleterio in sede parlamentare, in quanto toglie alle opposizioni la possibilità di contribuire alla funzione legislativa che spetta ai deputati e ai senatori.

Fratelli d’Italia, che pure in questi mesi ha portato avanti un’opposizione costruttiva, si è trovata costretta a non poter esprimere il proprio parere sui singoli provvedimenti proprio a causa della cesoia della “fiducia”, che castra sul nascere anche il tentativo di appoggiare i disegni di legge e migliorarli ulteriormente.
I cinquestelle, che fino a pochi anni fa chiedevano democrazia diretta, stanno manomettendo persino le istituzioni della democrazia rappresentativa.

È per questo che, stando così le cose, Giorgia Meloni e i rappresentanti di Fratelli d’Italia, pur essendo d’accordo con alcuni provvedimenti di Salvini, non possono trovare spunti di dialogo affinché l’elettorato di centro-
destra veda rappresentate le esigenze emerse in campagna elettorale.

È questo che deve far preoccupare più di ogni altra cosa sullo stato della democrazia in Italia, più di qualsiasi altro indice.
Luca Vitale, Fratelli d’Italia-Grosseto

FESTA DEL TRICOLORE, UNA DATA CHE MERITA DI ESSERE RICORDATA

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Forse non tutti sanno che oggi, 7 gennaio, ricorre la “festa del Tricolore”, ovvero la ricorrenza della nascita della bandiera italiana. Il Tricolore nasce a Reggio Emilia, nel 1797, in piena età napoleonica. Il parlamento della Repubblica Cispadana, formatasi in conseguenza delle conquiste
francesi post-rivoluzionarie, in questa data di duecento ventidue anni fa decise di adottare uno stendardo a tre strisce verticali su modello della bandiera della Francia.
Nonostante la Repubblica Cispadana ebbe vita breve, come tutte le altre repubbliche di Bonaparte, il Tricolore, nell’immaginario dei protagonisti del Risorgimento, rimase l’emblema del sogno di un’Italia unita. Il 23 marzo 1848 Carlo Alberto di Savoia decise dunque di includere il Tricolore
nel proclama della Prima Guerra di Indipendenza e fino al 1925, quando la bandiera italiana fu definitivamente adottata per legge, per tutti essa rappresentò il Regno d’Italia.

Nel tempo, la bandiera ha subito delle modifiche: dopo il referendum del 1946 scomparve definitivamente qualsiasi riferimento a Casa Savoia; ciò che però non è mai cambiato e che ancora oggi ci rende orgogliosi di essere parte di questo Paese è – appunto – il mix di colori che rimandano a
molteplici significati. Tra tutti, mi piace sottolineare l’interpretazione più comune: il verde rappresenta la speranza, il bianco simboleggia la fede, il rosso l’amore e il sangue versato dai patrioti per raggiungere il sogno di un paese unito da Nord a Sud.

Ed è da qui che Fratelli d’Italia, che orgogliosamente sfoggia il tricolore all’interno del simbolo di partito, intende ripartire: dalla speranza verso un futuro migliore, dalla fede nell’appartenenza a valori comuni e dall’amore verso un paese il cui onore troppo spesso in questi anni è stato
calpestato.

Luca Vitale, Fratelli d’Italia – Grosseto

MANOVRA FINANZIARIA, PIÙ TASSE E MENO INVESTIMENTI. CRITICHE DA FRATELLI D’ITALIA

Per un soffio, il governo è riuscito ad evitare l’esercizio provvisorio, ottenendo l’ok parlamentare sulla manovra di bilancio in vigore dal nuovo anno. Dopo mesi di tira e molla con la Commissione Europea, l’esecutivo Lega-Cinque stelle ha portato a termine una legge finanziaria che è la risultante dei programmi elettorali dei due partiti ora insieme a Palazzo Chigi. Ma se in campagna elettorale al popolo italiano era stato assicurato che non sarebbe stata aumentata la pressione fiscale, sembra che adesso – pur di attuare le misure bandiera dei due partiti, e dei pentastellati in particolare – le promesse non valgano più.

L’Ufficio parlamentare di Bilancio, organismo indipendente che ha il compito di vigilare sulla finanza pubblica, ha certificato che, per il triennio che comincerà nel 2019, la pressione fiscale aumenterà, passando dall’attuale 42% al 42,4% del prossimo anno e aumenterà di un ulteriore decimale nel 2020, senza considerare le clausole di salvaguardia che, nel caso dovessero essere attuate, varrebbero da sole l’1,5 per cento in più. E che dire degli “investimenti ad alto moltiplicatore” tanto cari ai grillini? Anche quelli sembrano essere stati accantonati: per il 2019 gli investimenti statali potrebbero addirittura ridursi di un miliardo rispetto agli anni precedenti. Stando così le cose, l’Ufficio di Bilancio paventa addirittura un rischio recessione per gli anni successivi al prossimo. Le stime di crescita sono state corrette rispetto alla precedente bozza, motivo di contrasto con Bruxelles, ma – sottolinea ancora Giuseppe Pisauro, presidente dell’Ufficio Bilancio – vi sono notevoli rischi di nuove stime al ribasso.

Fratelli d’Italia, con Giorgia Meloni, ha stigmatizzato l’atteggiamento remissivo del governo nei confronti delle istituzioni UE, sottolineando come si sia passati da un “me ne frego” ad un “obbedisco!” nel giro di pochi giorni. Non solo, ha sottolineato ancora Meloni: che ne è stato del taglio alle accise sulla benzina? Per il 2020 sono previsti infatti ben 400 milioni in più di ricavi sulle accise stesse.

Critico anche Luca Vitale, esponente grossetano di Fratelli d’Italia: “Dopo un patetico tira e molla con l’Unione, il governo ha deciso di fare retromarcia di fronte ai commissari europei, con buona pace della sovranità italiana che pure Salvini aveva detto di voler difendere. E quello che è venuto fuori da questa messinscena piacerà poco agli elettori italiani: si doveva attuare una flat tax e invece si scopre che la pressione fiscale aumenterà ancora, per non parlare del fatto che la manovra non è stata nemmeno discussa in Parlamento, ma è stata varata a colpi di fiducia come in precedenza ci aveva abituati la sinistra”. “Sono sicuro – continua ancora Vitale – che Giorgia Meloni saprà difendere gli interessi degli elettori di centro-destra delusi da questa manovra scritta in gran parte dai Cinquestelle e dai burocrati europei”.

GLOBAL COMPACT, L’ENNESIMA BEFFA AI DANNI DELL’ITALIA

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Il governo Lega-M5S sembra aver fatto marcia indietro sul cosiddetto “Global Compact for Migration” e, come ha giustamente detto Giorgia Meloni, che si è battuta contro quest’ennesima cessione di sovranità nazionale, questa è una prima vittoria. La vittoria del buon senso, verrebbe da dire.

Infatti, nonostante l’obiettivo dichiarato nella stesura finale, che dovrebbe essere sottoscritta al summit dell’Onu a Marrakech, reciti nel titolo “Global compact per una sicura, ordinata e regolare migrazione”, il contenuto dell’accordo presentato dalle Nazioni Unite, qualora sottoscritto, vincolerebbe ancor più l’Italia nella gestione dei flussi migratori. Contrariamente a quanto si legge nel testo, il Global Compact non è né un accordo sulla ripartizione dei migranti tra i paesi ONU, né un principio di cooperazione internazionale tra paesi “di emigranti” e paesi “di immigrati”, bensì un ulteriore documento ideologico che mira a soverchiare la sovranità nazionale nella gestione dei propri confini e delle politiche migratorie. E il testo del Global Compact lo esplicita chiaramente; nella sezione “la nostra visione e principi guida” si legge: “la migrazione è stata parte dell’esperienza umana nel corso della storia, e noi riconosciamo che è una fonte di prosperità, innovazione e sviluppo sostenibile nel nostro mondo globalizzato” (art. 8).

Gli obiettivi principali del documento delle Nazioni Unite sono inerenti la tutela dei diritti umani degli immigrati; nulla in contrario nei confronti di questi provvedimenti, ma essi sono già previsti dal diritto internazionale. Il Global compact, sotto questo aspetto, è ridondante. Ribadisce infatti tutele già esistenti grazie a convenzioni dell’ONU stessa. Ciò che è interessante, e motivo di dibattito politico, è invece l’insieme degli obiettivi “accessori” che rivelano la natura squisitamente ideologica del Global compact. Tra i 23 obiettivi che il documento dichiara di voler perseguire, si legge: “promuovere una comunicazione indipendente, obiettiva e di qualità da parte dei mezzi di comunicazione (…) anche sensibilizzando ed educando i professionisti dei media sulle tematiche e la terminologia relativa all’immigrazione” (art. 32, comma c). Si chiede, in breve, di ammaestrare la stampa per far sì che emerga dalla narrazione comune un’immagine candida dei fenomeni migratori. Bisogna far sì – secondo l’ONU – che l’immigrazione venga vista come “fonte di prosperità”, e rendere impossibile qualsiasi opinione divergente. Chiunque non veda i fenomeni migratori come occasione di innovazione in un contesto globalizzato deve essere zittito, silenziato. E si potrebbero fare altri esempi di obiettivi e articoli che, sotto un manto di innocente tutela dei diritti umani (questa sì, sacrosanta), mirano invece a circoscrivere la possibilità dei singoli stati sovrani di decidere in piena autonomia, obbligandoli ad adeguarsi ad una visione uniforme che non prevede dissensi e voci fuori dal coro.

In un paese in cui il fenomeno dell’immigrazione irregolare appare quasi inarrestabile, la sottoscrizione del Global compact avrebbe effetti deleteri e rappresenterebbe l’ennesima beffa ai danni del popolo italiano. È per questo che condivido l’appello di Giorgia Meloni per bloccare la firma di un documento che, lungi dal generare un’attenta analisi dei flussi migratori, mira a sottomettere i paesi vulnerabili come l’Italia.

Luca Vitale, Fratelli d’Italia – Grosseto

FATTURAZIONE ELETTRONICA: POCHI VANTAGGI, TANTI COSTI

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Com’è noto, da gennaio 2019 entrerà in vigore l’obbligo di emissione di fattura elettronica tra privati titolari di partita IVA. Dal 2015 le amministrazioni pubbliche erano già state obbligate ad utilizzare questo sistema di fatturazione, ad aprile di quest’anno si è deciso di estendere l’obbligo anche ai soggetti privati. A primo acchito questo provvedimento può apparire vantaggioso per tutti, a ben vedere, però, rischia di gravare ulteriormente sulle piccole-medie imprese disseminate sul territorio italiano.


È quanto sostiene Giorgia Meloni, secondo cui l’obbligo di fatturazione telematica “rischia di essere semplicemente un altro modo per vessare le aziende, in particolare quelle piccole, già massacrate da tasse e burocrazia”. Fratelli d’Italia propone quindi che l’obbligo sia applicabile solo ai soggetti che fatturano annualmente cifre superiori ai 10 mila euro e che venga dato più tempo alle piccole imprese per adattarsi a questo nuovo sistema, facendo slittare l’entrata in vigore dell’obbligatorietà al 2022.


“La proposta della Meloni è frutto del buon senso” – commenta Luca Vitale, esponente grossetano di Fratelli d’Italia – “in un momento di estrema difficoltà per le imprese locali, pensare di introdurre queste novità significa non tenere in considerazione il disagio delle piccole attività, che dovranno
fare i conti con costi che andranno a gravare ancora di più sulle casse delle imprese stesse”.


“Le piccole attività artigiane, per esempio, spesso gestite familiarmente, dovranno dotarsi di software specifici” – continua Vitale – “ciò significa sobbarcarsi di costi fissi importanti per attività che spesso fatturano poco più di qualche migliaio di euro. Inoltre, data la complessità della
compilazione elettronica, molti dovranno affidarsi a personale specializzato o deputare la fatturazione ad agenzie di servizi. È impensabile che tutto questo avvenga senza danno per le attività locali che a fatica resistono alla concorrenza delle multinazionali.

Chiediamo quindi al governo di riflettere su queste problematiche, evitando di rendere ancor più asfittica la sopravvivenza economica delle piccole imprese”.

Dall’Europa del Muro all’Europa dei lacci, è ora di riprenderci la nostra sovranità!

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Dall’Europa del Muro all’Europa dei lacci, è ora di riprenderci la nostra sovranità!

Il 9 novembre del 1989 cadeva il Muro di Berlino, finiva così un incubo durato decenni. Sono stati anni duri, in cui non solo l’Europa, ma tutto il mondo sembrava diviso in blocchi inconciliabili, pronti a contrastarsi da un momento all’altro. La minaccia nucleare pendeva come una spada di Damocle sugli alleati dell’allora Unione Sovietica e degli Stati Uniti. 
La sera del 9 novembre di ventinove anni fa sembrava che tutto stesse per cambiare, che all’improvviso un nuovo modo di concepire i rapporti internazionali potesse farsi avanti. Si pensava che, crollato il Muro che separava gli uni e gli altri, i conflitti potessero sanarsi. Oggi, a quasi un trentennio di distanza, dobbiamo prendere atto che purtroppo non è così. Che quell’occasione è stata sprecata sin da subito, con la firma del trattato di Maastricht nel 1992. Non c’è più, per fortuna, il rischio di un’invasione sovietica, e neppure il terrore che un ordigno nucleare possa spazzare secoli di civiltà europea. Ma nuovi muri sono stati costruiti. Non di mattoni, bensì di lacci e lacciuoli, quelli che stringono le singole nazioni per tenerle legate alle élite finanziare e burocratiche europee. Inutilmente ci si è illusi che, con la fine della contrapposizione del globo in blocchi, ciascun paese potesse essere libero di autodeterminarsi. Oggi, come allora e forse più di prima, siamo costretti a confrontarci con delle istituzioni che nulla hanno a che fare con i popoli che pretendono di rappresentare. Fratelli d’Italia, con Giorgia Meloni, sta cercando di recuperare la sovranità che ogni Nazione, per essere veramente libera, dovrebbe avere. In cosa può dirsi libero, infatti, un Paese che non può decidere la propria politica economica? Una Nazione che prima di prendere qualsiasi decisione deve chiedere il permesso altrove, a soggetti che nulla hanno a che vedere con il popolo italiano, non è una Nazione nel senso pieno del termine, perché non ha sovranità. 
Per questo, da esponente locale di Fratelli d’Italia, ritengo sia necessario impegnarsi affinché dalle macerie di questa Unione, ormai al capolinea, nasca una nuova Europa in cui le singole identità nazionali possano cooperare nel rispetto delle peculiarità dei paesi che la compongono,

Tolleranza zero significa più sicurezza, pretendiamola anche per la nostra Grosseto.

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“La notizia di pochi giorni fa ha scosso tutta Grosseto, in particolare tutte le donne che ogni giorno leggono di violenze tremende contro il genere e che oggi pare, debbono temere anche in una cittadina apparentemente tranquilla come Grosseto” afferma Luca Vitale del Coordinamento di Fratelli d’Italia Grosseto e continua.

“La stessa Giorgia Meloni indignata ha scritto sui propri social, che la vicenda di Grosseto dove un egiziano picchia e tenta di stuprare una 50enne in pieno centro, è l’ennesimo inaccettabile caso di violenza nei confronti di una donna. Non possiamo fingere di non vedere. Ora basta! Tolleranza zero”. 

Niente da aggiungere perchè Giorgia Meloni d’altronde conosce bene queste queste problematiche e per fortuna combatte ogni giorno affinchè la situazione cambi davvero.

Io Luca Vitale, come lei sono in prima linea sul fronte sicurezza, tema che già mi fu particolarmente caro nella campagna elettorale del 2016, ma ancora di più quando al centro del pericolo ci sono le donne…potrebbero essere mia moglie, o mia figlia.

Adesso è arrivato il momento di dire basta e se anche tu sei stanco come me, urliamo assieme!