FRATELLI D’ITALIA, UN PRIMO MAGGIO “ALTERNATIVO” A SUPPORTO DEI LAVORATORI

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Ieri, primo maggio, si è svolta la consueta Festa dei Lavoratori e Giorgia Meloni, per Fratelli d’Italia, ha avuto il coraggio di portare avanti una contro-manifestazione, che si è tenuta, con grande partecipazione popolare, a Jesolo. Non contro i lavoratori, ci mancherebbe altro, ma a favore di quelli troppo spesso dimenticati da sindacati e rappresentati politici: autonomi, partite iva, commercianti e agricoltori che sono stati lasciati da soli a fronte di una situazione economica sempre più precaria.

Per loro, Fratelli d’Italia chiede pari dignità, un unico sistema di ammortizzazione sociale e le stesse tutele per malattia, maternità e disoccupazione. Un appunto deve essere fatto anche per chi pensa di poter difendere i lavoratori dall’alto dei propri privilegi: stiamo parlando dei sindacati, che ancora oggi godono di un sistema pensionistico privilegiato. Non si può pensare di difendere gli impiegati se non ci si rende conto delle problematiche da essi affrontate, e proprio per questo Fratelli d’Italia ha sentito l’esigenza di una manifestazione alternativa, che desse voce ai milioni di lavoratori i cui interessi sono del tutto ignorati. A Roma sono stati organizzati, sempre nella giornata di ieri, dei gazebo all’interno dei quali era possibile assaggiare solo frutta italiana, per tutelare il made in Italy culinario e agricolo anche e soprattutto in Europa. Proprio queste tematiche saranno al centro della campagna elettorale in previsione delle elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo e – stando agli ultimi sondaggi – i cittadini italiani sono soddisfatti del lavoro svolto da Giorgia Meloni a tutela degli interessi nazionali.

“Sono certo che anche a Grosseto si raccoglieranno i frutti di un impegno quotidiano” – dichiara Luca Vitale, esponente locale di Fratelli d’Italia – “gli italiani non sono soddisfatti di un governo ibrido che litiga su tutto: c’è bisogno di fare, di proposte e leggi che contribuiscano a migliorare il disastro lasciato dal centro-sinistra”.

ELEZIONI IN BASILICATA: ALTRO TRIONFO DEL CENTRO-DESTRA, OTTIMO IL RISULTATO DI FRATELLI D’ITALIA

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Si sono concluse le elezioni in Basilicata e ancora una volta ad uscire vittorioso dall’esito delle urne è stato il centro-destra. Non una novità rispetto ai risultati ottenuti nelle elezioni politiche del 2018 e nelle regionali di quest’anno.  Ad essere eletto presidente della regione lucana è Vito Bardi, la cui coalizione ha ottenuto il 42.2% dei voti, davanti al candidato di centro-sinistra Trerontola (33.1%) e ad Antonio Mattia per il M5S (20.3%).

Per la coalizione di centro-destra la parte del leone la fa la Lega, scelta da quasi il 20% dell’elettorato, ma importanti cambiamenti all’interno delle dinamiche dei partiti dell’area destrorsa sono stati registrati anche in queste consultazioni. Se è vero che Matteo Salvini conferma il momento di grazia, importante è il risultato raggiunto da Fratelli d’Italia, che ottiene quasi il 6% dei voti, aumentando i consensi rispetto ai risultati ottenuti su base regionale alle politiche dell’anno scorso. In alcuni centri, tra cui in particolare Matera, Fratelli d’Italia si è affermata come seconda forza politica del centro-destra, superando di gran lunga Forza Italia, la cui emorragia di voti appare quasi inarrestabile. Sempre a Matera, la distanza tra la Lega e il partito di Giorgia Meloni appare di molto ridotta: 12% per la Lega e ben il 7.5% per Fratelli d’Italia, che stacca di più di due punti percentuali il partito di Silvio Berlusconi.

“È un risultato che ci entusiasma” afferma Luca Vitale, esponente grossetano di Fratelli d’Italia: “L’impegno profuso dai candidati di FdI accanto ai cittadini lucani è stato ricompensato dagli elettori. Adesso è arrivato il momento di rimboccarsi le maniche per migliorare una regione che per anni è stata male-amministrata dalla sinistra. Sono sicuro che gli elettori riconosceranno l’impegno e l’attivismo di Giorgia Meloni anche alle prossime elezioni europee

DAL 1999 AD OGGI LA MONETA UNICA È COSTATA 73 MILA EURO PER OGNI ITALIANO

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L’introduzione della moneta unica ha fatto sì che alcuni paesi traessero molti benefici, altri – al contrario – sono stati penalizzati. È questo, in estrema sintesi, quanto emerge dallo studio “20 anni di Euro: vincitori e vinti” del Centre for European Policy di Friburgo. Così si scopre, anche se non era proprio una notizia inaspettata, che il paese che più ha beneficiato degli effetti dell’Euro è stata la Germania, che complessivamente nel periodo 1999-2017 ha avuto un impatto positivo di oltre mille miliardi nell’economia tedesca, per un totale col segno più di 23 mila euro per abitante. E l’introduzione dell’Euro è stato un bene pure per l’Olanda, anche se in misura minore rispetto alla Germania, con una somma positiva di “soli” 340 miliardi per il medesimo periodo considerato.

Germania e Olanda sono le uniche eccezioni in un contesto che vede perdere un po’ tutti, Francia compresa. Ma è l’Italia, secondo i ricercatori del CEP di Friburgo, il paese che ha subito le perdite più consistenti: un passivo di 4 mila miliardi di euro in vent’anni, per una perdita pro capite di 73 mila euro. Dallo studio emerge che in alcuni paesi, più degli altri, la moneta unica ha portato “a una minore crescita economica, a un aumento della disoccupazione e al calo delle entrate fiscali. La Grecia e l’Italia, in particolare, stanno attualmente attraversando gravi difficoltà a causa del fatto che non sono in grado di svalutare la propria valuta”. 

È pur vero che lo studio presentato dal CEP si basa su una serie di ipotesi, ovvero su come sarebbe andata l’economia delle singole nazioni se queste non avessero adottato l’euro. E in tal caso le variabili da considerare sarebbero molte e non tutte prevedibili. Non è irrilevante il fatto che paesi con economia simile a quella italiana, come la Spagna, sono sì stati penalizzati dalla moneta unica, ma in misura significativamente minore rispetto all’Italia e ciò sarebbe dovuto – stando allo stesso think tank di Friburgo – alle riforme che i governi iberici hanno effettuato dopo il 2008.

In conclusione, come più volte ribadito anche da Fratelli d’Italia, l’Euro ha danneggiato l’economia italiana, ma lo ha fatto anche con la complicità della politica tutta, che in questi anni non ha pensato di correre ai ripari e attuare quelle riforme essenziali per il paese. Se vi è ancora la possibilità di recuperare terreno rispetto ad un’economia globale che corre, abbiamo bisogno di politiche coraggiose, checché ne pensino i burocrati di Bruxelles.

Luca Vitale, Fratelli d’Italia-Grosseto.

ELEZIONI REGIONALI IN ABRUZZO, TRIONFO DELLA COALIZIONE DI CENTRO- DESTRA, FRATELLI D’ITALIA SEMPRE PIU’ APPREZZATO DAGLI ELETTORI

Buone notizie per la politica italiana. Alle elezioni regionali in Abruzzo la coalizione di centro- destra ha stravinto, ottenendo un ottimo risultato elettorale. Marco Marsilio, candidato della coalizione di destra, ha ottenuto il 48% dei voti, staccando di molto Legnini, di centro-sinistra e
Marcozzi, candidata pentastellata.

La Lega conferma il buon andamento attuale, ottenendo da sola il 27% delle preferenze, ma è da segnalare anche l’ottimo risultato di Fratelli d’Italia, col 6.5% di voti raccolti tra il popolo abruzzese. E Giorgia Meloni ha giustamente sottolineato come la giornata di ieri abbia un’importanza storica per il partito, la leader dimostra di essere molto gradita all’elettorato, ottenendo un peso politico sempre più consistente nel panorama politico della destra italiana.

Rispetto alle elezioni politiche del 2018, Fratelli d’Italia ottiene un punto e mezzo in più a livello percentuale, che tradotto in numeri significa migliaia di elettori in più, conquistati in una sola regione.
Quanto detto conferma che la maggioranza degli elettori italiani guarda con fiducia ad una coalizione di destra; già alle elezioni politiche del 2018 il segnale era arrivato forte e chiaro, e per un soffio non si è riusciti ad ottenere il premio alla coalizione.

È indubbio che gli elettori siano rimasti delusi dalle ricette proposte dal Movimento Cinque Stelle. Da parte nostra il progetto è chiaro: quota 100 per permettere un maggior ricambio generazionale nel mondo del lavoro e meno tasse per chi vuol fare impresa.

Luca Vitale, Fratelli d’Italia-Grosseto.

L’ITALIA È IN RECESSIONE: DI MAIO SMETTA DI PRENDERE IN GIRO GLI ELETTORI

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La notizia era nell’aria da tempo. Che il clima fosse cambiato in Italia, almeno per quel che concerne l’ambiente economico, si era avvertito, ma adesso è arrivata l’ufficialità: l’Italia è in recessione.

A metterlo nero su bianco è stato l’Istat, che ha pubblicato il rapporto relativo al quarto trimestre dell’anno scorso. È il secondo trimestre consecutivo – dopo cinque anni di segno più – che il Pil subisce una contrazione, questa volta dello 0,2%. Non un grande scossone, certo, ma quanto basta per far scattare qualche campanello d’allarme, almeno per tutti coloro i quali hanno a cuore le sorti di questo paese.

A ben vedere, però, quanto emerso dalle ultime notizie non ha sconvolto più di tanto il governo, soprattutto il Movimento 5 Stelle, con il vice-premier e ministro Di Maio che si è affrettato a dichiarare alla stampa che, se le cose stanno così, è evidente che “quelli che c’erano prima ci hanno
mentito”. Ora, Fratelli d’Italia non può essere certo accusato di spalleggiare il Partito Democratico, anzi, ma, se pure è vero che la contrazione non può essere del tutto imputabile al nuovo esecutivo, certo è che quest’ultimo non ha fatto nulla per evitarla.

Al contrario, si è tentato in tutti i modi di giocare una partita con l’Unione europea rischiando che il popolo italiano fosse esposto ai rischi
della speculazione dell’alta finanza. E i risultati di questo tira e molla sono stati quanto più deludenti, soprattutto se visti dalla prospettiva dell’elettorato di centro-destra: nella manovra in vigore per il 2019 non c’è alcun riferimento al taglio delle tasse, all’abbassamento delle accise.
Prevalgono le misure assistenzialiste, che certamente non avranno alcun impatto sul PIL, mentre – viceversa – contribuiranno ad appesantire le uscite statali.

L’Italia avrebbe bisogno veramente di un cambiamento, ma certamente non è questo quel che si aspettavano gli elettori. E soprattutto non è prendendo in giro gli italiani, cioè glissando su una tematica importantissima come lo è l’andamento dell’economia, come fa Di Maio, non è così, dicevo, che questo Paese potrà uscire dal pantano in cui è finito.

Luca Vitale, Fratelli d’Italia-Grosseto.

LA GIORNATA DEL RICORDO, UNA RICORRENZA TROPPO SPESSO DIMENTICATA

Il 10 febbraio ricorre la giornata del ricordo, istituita in memoria delle vittime delle foibe durante la seconda guerra mondiale e l’immediato dopo-guerra.

È una tragedia il cui ricordo è stato, per anni, sepolto sotto una coltre di silenzio, perché a fatica è stato riconosciuto quanto storicamente
accaduto, ovvero il sistematico massacro degli italiani e delle italiane in Venezia Giulia e Dalmazia per mano dei partigiani comunisti di Tito.

A stento, grazie alla lotta condotta in questi anni anche da Fratelli d’Italia, si sta cominciando a vedere quelle persone per quello che sono state: vittime innocenti di una barbarie irrazionale, come molti degli eventi che hanno caratterizzato il secondo conflitto mondiale. Dopo il 1943, infatti,
quando i titini ebbero modo di occupare buona parte della Venezia Giulia, furono migliaia i processi sommari con cui era sancita la morte di altrettanti connazionali.

Con la scusa di colpire i responsabili dell’occupazione fascista, si perpetrò una strage orribile che ebbe un solo obiettivo: colpire chiunque fosse italiano. Le vittime, molte delle quali ancora vive, erano poi gettate nelle
cosiddette foibe, inghiottitoi tipici della regione carsica e istriana o nelle miniere di bauxite. Attorno alla giornata del ricordo, istituita soltanto nel 2004, si sono susseguite negli anni varie polemiche, che non hanno avuto altro effetto che offendere una seconda volta, a distanza di decenni,
i corpi delle vittime dell’eccidio.

Qualcuno ha voluto vedere l’istituzione di una giornata in memoria delle vittime delle foibe come una sorta di contraltare politico alla giornata della memoria, come se non fosse possibile un approccio pacato agli eventi risalenti a quegli anni. Riconoscere le responsabilità delle efferatezze commesse in quel periodo storico da più parti è ancora – per alcuni
– impossibile, in quanto legati ideologicamente al passato.

Per questo, da cittadino, prima che esponente di Fratelli d’Italia, ritengo sia doveroso per tutti soffermarsi sul significato di quegli eventi, senza alcun distinguo, senza alcuna eccezione, perché nella storia non ci sono vittime da ricordare e altre da condannare alla damnatio memoriae.

Fratelli d’Italia in questi anni più che mai, è a lavoro per creare un alternativa concreta a questo Governo, già a partire da queste europee.

<< non sarà di certo l’incompetenza del Movimento 5 Stelle a guidare il Paese nella giusta direzione>> afferma Luca Vitale di Fratelli d’Italia Grosseto.

Fdi ha dalla sua i numeri per farcela, perchè cresce con forza ogni giorno di più, soprattutto nelle regioni del Nord.

Speriamo di trovare come nostro allegato la Lega, perchè per quanto bene stia facendo adesso, da sola non può farcela.

<< Credo in Fratelli d’Italia e soprattutto in un Italia Sovrana, insieme arriveremo a fare grandi cose>>

Luca Vitale, coordinamento Fratelli d’Italia Grosseto

L’ITALIA È IN RECESSIONE: DI MAIO SMETTA DI PRENDERE IN GIRO GLI ELETTORI

La notizia era nell’aria da tempo. Che il clima fosse cambiato in Italia, almeno per quel che concerne l’ambiente economico, si era avvertito, ma adesso è arrivata l’ufficialità: l’Italia è in recessione.

A metterlo nero su bianco è stato l’Istat, che ha pubblicato il rapporto relativo al quarto trimestre dell’anno scorso. È il secondo trimestre consecutivo – dopo cinque anni di segno più – che il Pil subisce una contrazione, questa volta dello 0,2%. Non un grande scossone, certo, ma quanto basta per far scattare qualche campanello d’allarme, almeno per tutti coloro i quali hanno a cuore le sorti di questo paese.


A ben vedere, però, quanto emerso dalle ultime notizie non ha sconvolto più di tanto il governo, soprattutto il Movimento 5 Stelle, con il vice-premier e ministro Di Maio che si è affrettato a dichiarare alla stampa che, se le cose stanno così, è evidente che “quelli che c’erano prima ci hanno
mentito”. Ora, Fratelli d’Italia non può essere certo accusato di spalleggiare il Partito Democratico, anzi, ma, se pure è vero che la contrazione non può essere del tutto imputabile al nuovo esecutivo, certo è che quest’ultimo non ha fatto nulla per evitarla.

Al contrario, si è tentato in tutti i modi di giocare una partita con l’Unione europea rischiando che il popolo italiano fosse esposto ai rischi della speculazione dell’alta finanza. E i risultati di questo tira e molla sono stati quanto più deludenti, soprattutto se visti dalla prospettiva dell’elettorato di centro-destra: nella manovra in vigore per il 2019 non c’è alcun riferimento al taglio delle tasse, all’abbassamento delle accise.

Prevalgono le misure assistenzialiste, che certamente non avranno alcun impatto sul PIL, mentre – viceversa – contribuiranno ad appesantire le uscite statali. L’Italia avrebbe bisogno veramente di un cambiamento, ma certamente non è questo quel che si aspettavano gli elettori. E soprattutto non è prendendo in giro gli italiani, cioè glissando su una tematica importantissima come lo è l’andamento dell’economia, come fa Di Maio, non è così, dicevo, che questo Paese potrà uscire dal pantano in cui è finito.

Luca Vitale, Fratelli d’Italia-Grosseto.

SEMPRE MENO NATI OGNI ANNO, L’ITALIA DI FRONTE AD UN’EMERGENZA CHE LA POLITICA FA FINTA DI NON VEDERE

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Che in Italia si facciano sempre meno figli non è una novità; che la situazione rasenti l’emergenza nemmeno. Eppure la politica sembra poco preoccuparsi di questa tematica, nonostante continuamente arrivino dei dati che fotografano una condizione demografica a dir poco preoccupante per chiunque abbia a cuore il futuro del nostro Paese.


L’Istat, di recente, ha pubblicato un rapporto da cui sono emersi dei dati spaventosi: nel 2017 sono nati in Italia poco più di 458 mila bambini. È la cifra più bassa dal 1861 ad oggi. Il numero degli ottantenni ora è più alto rispetto a quello dei nuovi nati. Ciò ci mette di fronte ad una situazione
drastica sotto molti aspetti. Non solo la popolazione, se il trend continuasse, si ridurrebbe nell’arco di qualche decennio, ma la stessa economia italiana ne risentirebbe.

Riducendosi la popolazione in età lavorativa, sarebbe pressoché impossibile assicurare a tutti una pensione dignitosa, e questo è solo uno degli effetti del calo demografico, quello forse più immediato. E la tendenza non sembra invertirsi, almeno nel medio termine: sono infatti in diminuzione anche le
donne in età feconda (15-49 anni), il cui numero si è abbassato di 900 mila unità tra il 2008 e il 2017.

È vero che questo problema accomuna quasi tutti i paesi europei, Francia a parte, insieme ad altre sporadiche eccezioni, ma è da dire altresì che in Italia si registra il peggiore squilibrio demografico: il Belpaese è infatti ultimo nel rapporto neonati-popolazione anziana. In un contesto simile, la politica vera, quella che pensa alle prossime generazioni più che alle prossime elezioni, si dovrebbe occupare di trovare delle soluzioni immediate ed efficaci tanto quanto lo richiede l’urgenza della situazione. Invece accade tutt’altro: Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni sono rimasti i soli a vigilare sulla problematica in questione e a spingere il Parlamento ad adottare provvedimenti utili a invertire la tendenza.

Durante la campagna elettorale delle ultime elezioni politiche abbiamo proposto un “piano natalità” coraggioso: asili nido gratuiti per tutti,
estensione dell’orario di apertura e turnazione estiva per le madri lavoratrici, introduzione del reddito d’infanzia con un sostegno alle famiglie di 400 euro mensili per ogni figlio fino a 6 anni d’età, per famiglie con redditi sotto 80mila euro annui. Nulla di tutto questo è entrato a far
parte della manovra di bilancio del governo attuale, che ha preferito varare una riforma che non aiuterà né l’economia né la demografia italiana. Ci sarà – forse – il reddito di cittadinanza, ma avremo sempre meno cittadini.


Luca Vitale, Fratelli d’Italia-Grosseto.

BASTA PORRE LA FIDUCIA IN PARLAMENTO, IL DIBATTITO TORNI AD ESSERE SEDE DI CONFRONTO TRA GOVERNO E OPPOSIZIONI

È stato pubblicato l’undicesimo rapporto della rivista “The Economist” sullo stato della democrazia nel mondo. Ogni anno il settimanale inglese vigila su tutti i paesi al fine di comprendere le variazioni nell’assetto politico delle varie nazioni, stilando una classifica che – sulla base di alcuni indici – ordina la democraticità degli ordinamenti degli stati. Nel rapporto di quest’anno non sono state registrate variazioni significative: al primo posto vi è la Norvegia, all’ultimo la Corea del Nord.
A detta degli analisti, in Italia, rispetto agli anni precedenti, la situazione è peggiorata: dalla ventunesima posizione dell’anno scorso alla trentatreesima di quest’anno. A determinare questo peggioramento – sempre secondo i redattori inglesi – hanno contribuito soprattutto la sfiducia verso le istituzioni, l’esigenza di affidarsi a “uomini forti”, la retorica contro gli stranieri.
Personalmente non penso che le valutazioni dell’Economist siano corrette, alcuni indici da loro utilizzati sono squisitamente politici e poco hanno a che fare con la democraticità delle istituzioni italiane.

In Italia si vota, il popolo ha il diritto di scegliere i propri rappresentanti e il governo attuale rispecchia in parte le posizioni dell’elettorato italiano. Tuttavia ritengo sia doveroso interrogarsi sullo stato di salute della democrazia del nostro paese, soprattutto per quel che concerne il
dibattito parlamentare. Da alcuni anni a questa parte, infatti, gli esecutivi che si sono avvicendati, pur nella diversità del loro colore politico, hanno una cosa in comune: tutti hanno cercato di bypassare il dibattito parlamentare a colpi di fiducia. Questa pratica malsana, usata dal Partito
Democratico (il termine “democratico” è evidentemente antifrastico), continua ad essere praticata anche dal governo 5Stelle Lega e impedisce un sano confronto alla Camera e al Senato su provvedimenti che riguardano tutti, non soltanto i loro elettori. Questo abuso dell’istituto della fiducia ha un effetto deleterio in sede parlamentare, in quanto toglie alle opposizioni la possibilità di contribuire alla funzione legislativa che spetta ai deputati e ai senatori.

Fratelli d’Italia, che pure in questi mesi ha portato avanti un’opposizione costruttiva, si è trovata costretta a non poter esprimere il proprio parere sui singoli provvedimenti proprio a causa della cesoia della “fiducia”, che castra sul nascere anche il tentativo di appoggiare i disegni di legge e migliorarli ulteriormente.
I cinquestelle, che fino a pochi anni fa chiedevano democrazia diretta, stanno manomettendo persino le istituzioni della democrazia rappresentativa.

È per questo che, stando così le cose, Giorgia Meloni e i rappresentanti di Fratelli d’Italia, pur essendo d’accordo con alcuni provvedimenti di Salvini, non possono trovare spunti di dialogo affinché l’elettorato di centro-
destra veda rappresentate le esigenze emerse in campagna elettorale.

È questo che deve far preoccupare più di ogni altra cosa sullo stato della democrazia in Italia, più di qualsiasi altro indice.
Luca Vitale, Fratelli d’Italia-Grosseto