LA SHRINKFLATION NEL MIRINO DELL’ANTITRUST

L’Antitrust accende un faro su confezioni, prezzi dei prodotti e sul peso. Finisce sul tavolo del garante la cosiddetta «Shrinkflation», la tecnica con cui le aziende riducono la quantità di prodotto nelle confezioni, mantenendo i prezzi sostanzialmente invariati.

Codacons a denunciare la pratica negli ultimi mesi con esposti in 104 procure e alla stessa autorità garante: «Il fenomeno della shrinkflation determina una inflazione occulta a danno dei consumatori e svuota i carrelli della spesa», ricorda il presidente Carlo Rienzi. Nel mirino erano finite le colombe pasquali da 950 grammi, le mozzarelle da 100 grammi invece che da 125, il caffè da 225 al posto di quello da 250 grammi, la pasta non nei formati consolidati da 500 grammi e da 1 Kg, il tè con 20 bustine invece di 25 e innumerevoli altri prodotti.

Con i rincari e le poche tutele da parte del governo, la sgrammatura dei prodotti è diventata una pratica molto diffusa. È scorretto diminuire il quantitativo interno di un prodotto mantenendo la confezione della stessa grandezza! Non è il giusto modo di tutelare i consumatori che stanno pagando, insieme alle aziende, delle conseguenze della pesante crisi economica che stiamo vivendo. La shrinkflation è solo l’ultimo metodo inventato per scaricare i rincari sull’anello debole dei consumatori e dei produttori.

Tuteliamo i consumatori, tutelando le imprese e riducendo i rincari!

I nostri cittadini non devono pagare le conseguenze degli screzi internazionali!

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CONCESSIONI BALNEARI MESSE ALL’ASTA

Il Country Report afferma che in Italia «l’uso di concessioni pubbliche per i beni pubblici, come le spiagge, non è stato ottimale». «Ciò implica una significativa perdita di entrate visto che queste concessioni sono state rinnovato automaticamente per lunghi periodi e a tassi molto al di sotto dei valori di mercato». 

Per le concessioni balneari non ci sono proroghe: devono essere messe a gara alla loro naturale scadenza di fine 2023, limite confermato anche dal Consiglio di Stato. Il motivo? Ripagare i debiti dell’Italia!

Il rischio con la situazione attuale che si interporrebbe è quello di lasciare senza alcuna garanzia migliaia di piccole e medie imprese che operano in questo settore. Sarebbe una tragedia anche per le famiglie considerando che il 98% degli stabilimenti ha gestione famigliare.

In Italia, il governo ama mettere i bastoni tra le ruote a tutti quegli onesti cittadini che vorrebbero solo poter lavorare in pace. Analisi ci dicono che siamo uno tra i peggiori stati in Europa nello sviluppo imprenditoriale!

Lo stato dovrebbe andare a tutelare, difendere e supportare le piccole e piccolissime imprese familiari, come sono appunto quelle dei balneari, anch’esse asse portante dell’economia e del turismo italiano.

Sostienici per dare valore al lavoro!

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NUOVA STANGATA SUL MATTONE

L’assist delle Commissione europea sulla casa al mai sazio «partito delle tasse» rischia di far gravare un altro peso sulla classe media, già schiacciata tra una inflazione galoppante e una riforma fiscale spesso penalizzante. Bruxelles chiede infatti di intervenire sul catasto per aggiornarne valori ritenuti ormai «obsoleti». In sostanza per aumentarli con un effetto a cascata sulle tasse che già colpiscono il mattone. 

Secondo Confedilizia, «Finisce la pandemia e la Commissione europea torna a riproporre la sua raccomandazione all’Italia di aggiornare il catasto per aumentare le tasse sulla casa. È sconcertante e il fatto che qualcuno già parli di assist nei confronti di Palazzo Chigi è significativo».

Ad oggi, sul mattone grava già una patrimoniale da 11 miliardi l’anno, considerando 4,8 miliardi di tassa di registro sulle compravendite, 3,8 miliardi di Imu, 1,6 miliardi di imposte ipotecarie, 800 milioni sulle successioni.

Non esiste motivo al mondo per cui bisogna aumentare le tasse sulla casa! Bisogna alleggerire il carico fiscale, non aumentarlo! Dobbiamo creare un Paese propenso alla crescita e favorevole agli investimenti e con l’aumento delle tasse sulla casa questo di sicuro non accadrà! Combattiamo contro l’aggravio fiscale!

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IL FUTURO DELL’ITALIA SOTTO LA CAMPANA EUROPEA

L’economia italiana si trova ad affrontare venti contrari dalla guerra e dall’aumento dell’inflazione. Nonostante i segnali di resilienza, la crescita è attesa rallentare e presenta rischi al ribasso.

Questo è quanto afferma il Fmi nel comunicato finale della missione in Italia dei suoi funzionari per l’Article IV 2022. Come afferma il Fmi, “Come i suoi partener europei, l’Italia si trova ad affrontare formidabili nuove sfide economiche”.

Come se non bastasse, l’Italia è immensamente indebitata: il governo ha indebitato il Paese per 500 milioni al giorno dall’inizio del suo governo, senza contare il debito che contrarremo con il Pnrr. Insieme alle cause legate alla guerra e il Covid, l’eccessivo stimolo monetario ha prodotto un aumento dei prezzi ed un deprezzamento dell’Euro a cui la Banca Centrale sta cercando tutt’ora di porre rimedio.

Ma il governo di Mario Draghi ha già pensato a tutto: a luglio presenterà una manovra che corregge la super ottimista finanziaria 2022 ed anticipa in parte quella del 2023. Se i partiti non la approveranno, toccherà all’esecutivo entrante chiedere l’aiuto del Mes. Se, invece, la proposta fosse promossa, il capo del governo lascerà l’Italia sotto la campana Europea e ben presto verrà svenduta?

Tutta l’Europa sembra collaborare per uscire da questa crisi, peccato che non sembra a nostro favore.

Il futuro dell’Italia è in pericolo?

Noi non staremo a guardare!

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IL MADE IN ITALY SFRECCIA CON FERROVIE DELLO STATO

Secondo quanto riportato da Luigi Ferraris, amministratore delegato di FS, “Il Piano Industriale 2022-2031 intende imprimere un’accelerazione agli investimenti e dare maggiore certezza all’esecuzione delle opere nei tempi previsti. Lavoriamo per rendere le nostre infrastrutture sempre più moderne, interconnesse e resilienti e i servizi di mobilità calibrati sulle esigenze dei nostri clienti“. Sono previste circa 40mila assunzioni nell’arco del piano.

Ferraris ha aggiunto che intendiamo promuovere un trasporto collettivo multimodale, raddoppiare la quota di trasporto merci su ferrovia, contribuire alla transizione ecologica anche autoproducendo da fonti rinnovabili almeno il 40% del nostro fabbisogno energetico“. Per quanto riguarda Anas, invece, l’Ad di Fs ha spiegato chestanno pianificando investimenti di circa 50 miliardi di euro che andranno a confluire nello sviluppo rete, nella manutenzione straordinaria e in altre attività necessarie al completamento del piano.

Tutto questo nell’ottica di valorizzare le potenzialità del gruppo Ferrovie e contribuire allo sviluppo sostenibile del nostro Paese, a seguito della pandemia e dei conflitti internazionali. Ad oggi, persiste l’esigenza di rivedere l’organizzazione e i tre pilastri del business ferroviario: infrastrutture, passeggeri e logistica. Ferrovie dello Stato continuerà anche la sua volata internazionale, aumentando i volumi in Europa da 1,8 miliardi del 2019 a 5 miliardi nel 2031.

L’Italia ha un sistema-Paese ancora florido e capace di vincere all’estero anche in settori strategici. Alcune aziende di settore stanno portando alto il nome dell’Italia in tutto il mondo e i grandi investimenti infrastrutturali che verranno attuati da Ferrovie dello Stato ne è la riprova! Il Made in Italy funziona ancora a pieno regime ed è capace di mostrare la sua completa efficienza e il suo servizio impeccabile!

Per far funzionare il Made in Italy basta saper guidare il sistema paese e Fratelli d’Italia riporterà il nostro paese e la nostra economia al livello degli anni ’50 quando l’Italia conobbe un periodo di espansione economica senza precedenti, che trasformò il nostro paese in una delle potenze industriali del pianeta; lo faremo con coraggio e in maniera etica e sostenibile;

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AUMENTO ESPONENZIALE DEL DEBITO ECONOMICO

Bankitalia comunica che il debito pubblico italiano ha raggiunto a marzo i 2.755,4 miliardi, in crescita di 18,9 miliardi rispetto ad aprile.

L’aumento è dovuto al fabbisogno (22,8 miliardi), che ha più che compensato la riduzione delle disponibilità liquide del Tesoro (6,4 miliardi, a 95,6); l’effetto complessivo di scarti e premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio ha incrementato il debito per 2,4 miliardi.

In aumento le entrate tributarie pari a 33,2 miliardi, in crescita del 10,2% (3,1 miliardi) su marzo 2021. Alla fine di marzo la quota del debito detenuta dalla Banca d’Italia era pari al 25,5 per cento (invariata rispetto al mese precedente); la vita media residua del debito è rimasta stabile a 7,6 anni. Nel primo trimestre dell’anno le entrate tributarie sono state pari a 108,9 miliardi, in crescita del 13,5 per cento (13,0 miliardi) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

La situazione è tragica e pare non si stia facendo abbastanza per contrastare questa situazione. Siamo in una situazione di stallo della nostra economia e ci porteremo dietro gli strascichi di questa crisi ancora a lungo. A causa di tutto questo avremo un’economia stagnante e il Paese rischierà di cadere in povertà. L’Italia ha bisogno di riforme che attenuino le conseguenze della crisi economica e che facciano rifiorire i nostri comparti produttivi, sostenendo famiglie e imprese. È ora di tornare a crescere.

Come possiamo vedere questi dati sono assolutamente reali e questo è il risultato del Governo degli anni passati;

Fratelli d’Italia sa esattamente dove andare ad incidere per il benessere degli italiani.

Sostienici!!

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RECESSIONE ALLE PORTE

L’onda d’urto della guerra scatenata dalla Russia in Ucraina sull’Eurozona è forte e non risparmia nessuno, Italia compresa.

La Commissione europea taglierà oggi in modo drastico le stime di crescita per l’anno in corso, presentando lo scenario di un’economia che si inchioda e questo alimenta i timori sempre più concreti di una recessione. La contrazione sarà generalizzata e, secondo quanto appreso dall’Ansa, per l’Italia dovrebbe portare al taglio di oltre un punto e mezzo del Pil rispetto al 4,1% prospettato a febbraio.

Stando ad alcuni dati diffusi da Bloomberg, la crescita per l’Eurozona si fermerà al 2,7% nel 2022, con un’inflazione media monstre del 6,1%, contro il 3,5% atteso a febbraio. Seppur ormai presagito, l’impatto del conflitto sull’economia, unito alla corsa dell’inflazione (al 7,5% nell’Eurozona ad aprile, quasi quattro volte oltre l’obiettivo del 2% della Banca centrale europea) e agli effetti sulle catene di approvvigionamento già sotto stress, mette a rischio gli sforzi compiuti per contenere le conseguenze economiche.

L’invito per fronteggiare la recessione economica è mantenere politiche fiscali agili e flessibili almeno fino al 2023. Servono, inoltre, nuove linee guide in tema energia per contenere i danni provocati dalla guerra e realizzare il sogno di un’autonomia energetica indipendente dai Paesi esteri.

Dobbiamo assolutamente scappare da una possibile recessione ed invertire immediatamente la tendenza allo svuotamento del nostro paese, del valore rappresentato da conoscenze, capacità, imprenditoria e tutto quello che gravita attorno al capitale umano.

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FRATELLI D’ITALIA CONTINUA LA SUA ASCESA

Fratelli d’Italia è il primo partito nel Paese, secondo l’ultimo sondaggio di Swg. La forza politica guidata da Giorgia Meloni si conferma sul primo gradino del podio anche questa settimana, seguita dal Partito democratico e dalla Lega.

Insomma, come si comporterebbero gli italiani se fossero chiamati oggi alle urne?

Secondo un’indagine condotta con tecnica mista CATI-CAMI-CAWI su un campione di 1200 soggetti maggiorenni residenti in Italia, Fratelli d’Italia è il primo partito al 22,6%, in crescita rispetto a lunedì scorso di 0,5 punti percentuali. Aumenta così la distanza dal Partito democratico i cui consensi risultano in calo: i dem passano dal 21,6% al 21% in soli sette giorni, una discesa di oltre mezzo punto percentuale. A seguire, la terza forza politica nel Paese risulta essere la Lega: il partito di Matteo Salvini scende infatti al 15,6%, rispetto al 15,8% di una settimana fa.

Fratelli d’Italia sta vivendo una crescita inarrestabile. I motivi? Semplice:

  • incarniamo perfettamente gli ideali in cui buona parte degli italiani crede;
  • vogliamo ridare agli italiani un buon motivo per credere nella politica italiana, perché una buona politica può rivoluzionare un Paese. Fratelli d’Italia si impegnerà per cambiare il modo in cui viene fatta politica in Italia e per cambiare in positivo la vita degli italiani!

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POLITICA MONETARIA RESTRITTIVA E TASSI DI INTERESSE DEI MUTUI IN RIALZO

Adesso l’effetto rialzo dei tassi comincia a farsi sentire anche sui mutui, che tornano a un livello che non si vedeva dalla metà del 2019 (quindi da tre anni). È quanto si apprende dai dati divulgati dalla Banca d’Italia, che ha parlato di tassi d’interesse sui mutui per l’acquisto di abitazioni a marzo sopra il tetto del 2% (nel dettaglio, 2,01% contro l’1,85% registrato a febbraio). Il valore riportato è riferito al tasso Taeg dei nuovi finanziamenti, comprensivo cioè delle spese accessorie.

In generale, la situazione è in peggioramento per chiunque abbia intenzione di indebitarsi. Infatti, risultano in lieve risalita anche i tassi sui nuovi finanziamenti alle società non finanziarie: a marzo sono arrivati all’1,23% (rispetto all’1,09 di febbraio), quelli per importi fino a 1 milione di euro sono stati pari all’1,78%, mentre i tassi sui nuovi prestiti di importo superiore a tale soglia si sono collocati allo 0,87 per cento.

È tutta colpa dell’aspettativa di politica monetaria restrittiva che attende il nostro Paese e ha fatto terribilmente aumentare i costi di chi vorrebbe acquistare casa. A fare un primo conto ci ha pensato il Codacons, secondo il quale una famiglia che accendesse oggi un mutuo a tasso fisso a 30 anni da 100mila euro spenderebbe complessivamente circa 8.812 euro in più rispetto allo stesso prestito acceso a inizio gennaio 2022.

Di questo passo, accendere un mutuo diventerà impossibile e non è tollerabile essere tornati ai livelli del 2019. Instauriamo politiche di ammortizzamento dei tassi di interesse, in contrasto a una futura politica monetaria restrittiva.

Torniamo ad incentivare gli acquisti degli immobili!

Non solo, tuteliamo i giovani e chi negli ultimi anni ha acceso mutui sperando in un vero investimento per la vita.

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LE CONSEGUENZE DELLA GUERRA SUI COSTI DI PRODUZIONE

Secondo le stime del Centro Studi Confindustria che registra il calo dopo il rimbalzo di febbraio (+4,0%) che ha seguito la caduta di gennaio (-3,4%) e dicembre (-1%). Secondo Confindustria, “Le indagini sul sentiment imprenditoriale e le ridimensionate dinamiche di ordini e attese delle imprese non lasciano intravedere miglioramenti significativi nel breve termine”. Ad aprile, sottolinea il Csc il prezzo medio del gas naturale era il 698% più alto rispetto a prima dello scoppio della pandemia; quello del petrolio del mare del Nord il 56% in più. I prezzi delle commodities ancora elevati frenano l’attività produttiva “lungo tutte le filiere”. Nel primo trimestre 2022, quindi, il Centro Studi di Confindustria stima una diminuzione della produzione industriale di -1,6% rispetto al quarto trimestre del 2021. L’ulteriore calo della produzione rilevato dal CSC in aprile (-2,5%) porta la variazione acquisita per il secondo trimestre a -2,5%, pregiudicando la dinamica del PIL italiano nel secondo trimestre, dopo la flessione nel primo. Gli ordini in volume diminuiscono a marzo di -0,6% su febbraio, ad aprile di -0,4%. Con l’aumento dei costi, la produzione industriale italiana rischia di finire al palo. Coma manca? Servono riforme di ammortizzazione dei costi per le imprese per incentivare la produzione e aumentare i volumi.

A differenza di questo Governo, per noi tutelare l’economia italiana e le sue imprese è uno dei punti più importanti!

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