SISTEMA-ITALIA NEL MIRINO DEI RINCARI ENERGETICI

SISTEMA-ITALIA NEL MIRINO DEI RINCARI ENERGETICI

Il sistema-Italia è il più colpito dall’impatto sui costi di produzione dei rincari dell’energia. Secondo Confindustria, “Le stime del Centro Studi Confindustria rivelano come, in confronto a Francia e Germania, l’Italia sia il paese dove la crisi energetica rischia di produrre i maggiori danni“.

Aumenta così l’allarme per l’aumento del divario di competitività di costo dell’Italia dai principali partner europei. Secondo gli economisti, “in termini monetari questo impatto si tradurrebbe in una crescita della bolletta energetica italiana compresa (a seconda delle ipotesi sottostanti le stime) tra i 5,7 e 6,8 miliardi di euro su base mensile, ovvero in un maggior onere compreso tra 68 e 81 miliardi su base annua circa. Guardando al solo settore manifatturiero l’aumento dei costi energetici è quantificabile tra i 2,3 – 2,6 miliardi mensili, ovvero tra i 27,3 – 31,8 miliardi su base annua.

L’incidenza dei costi energetici sul totale dei costi di produzione per l’economia italiana si stima possa raggiungere l’8,8% nel 2022, più del doppio del corrispondente dato francese (3,9%) e quasi un terzo in più di quello tedesco (6,8%).

La perdita di competitività rischia di intaccare tutti i principali comparti dell’economia inclusi nel settore primario, industriale e dei servizi. Serve un piano energetico ad hoc che tuteli le nostre industrie e l’impennata dei prezzi, ormai diventati insostenibili dai cittadini italiani e dalle imprese. Dobbiamo ridurre il costo dell’energia, anche puntando sulle risorse rinnovabili. Solo in questo modo potremo tutelare gli interessi economici ed energetici del nostro Paese!

Fratelli d’Italia si batte tutti i giorni, per aumentare la competitività del paese Italia!

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RISULTATI DI FDI ALLE ELEZIONI: UN’IRREFRENABILE ASCESA

Fratelli d’Italia: primo partito delle coalizione!

Abbiamo conquistato la fiducia di moltissimi comuni da Genova ad Alessandria, da Como a Piacenza, da Parma fino a Verona. Nella città di Giulietta a oltre metà spoglio Fratelli d’Italia si era già aggiudicata l’11,93% delle preferenze, mandando un segnale chiaro e forte alla coalizione.

Meloni afferma che Fdi ha dimostrato di avere una classe dirigente di successo e che è pronta a governare «se ci sono le condizioni, non a ogni costo». La leader non pensava di certo con Draghi, ma insieme agli alleati, e «se gli italiani ci daranno questa occasione». Giorgia Meloni pensa a un governo molto diverso da quello attuale, in cui si abbia il coraggio di dire da quale parte si vuole stare, insomma un governo per gli italiani.

Giorgia Meloni fa la locomotiva nel tirare le somme di una chiamata alle urne molto lusinghiera per FdI.

Fratelli d’Italia sta vivendo una crescita inarrestabile. Siamo coloro che rappresentano meglio, quello in cui gli italiani credono.

Come abbiamo visto negli ultimi giorni, ad esempio per il referendum, gli italiani non credono più nella politica ed è nostro compito tornare a farli credere nel buon operato della democrazia!

Una buona politica può rivoluzionare un Paese.

Noi di Fratelli d’Italia ci stiamo impegnando e ci impegneremo per cambiare il modo in cui viene fatta politica in Italia e lotteremo, ogni minuto, per garantire una vita migliore agli italiani!

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LA TRAGICOMMEDIA ELETTORALE

Domenica è andata in scena una tragicommedia che ha due vittime: la democrazia e il popolo. Il nostro sistema giudiziario è tutt’altro che perfetto, ma domenica non abbiamo neanche lontanamente raggiunto il tanto agognato quorum. In Italia, abbiamo preso atto, che c’è una situazione paradossale in cui i cittadini non sono mai stati così lontani dalle istituzioni.

Un problema che forse non ha le attenzioni che dovrebbe richiedere, tanto che tutti sembrano aver fatto la loro parte per esorcizzare l’appuntamento. Ci basti pensare che, guardando la storia dei referendum in Italia, la durata della votazione su uno o due giorni pone un’ipoteca pesante sul raggiungimento del quorum. E nel nostro caso, la votazione ha avuto luogo durante una sola giornata!

In questa campagna elettorale non è stata assordante la propaganda, ma «il silenzio». Talmente rigoroso ed ermetico che domenica i tre quarti degli italiani erano all’oscuro dell’appuntamento elettorale.

Da anni esiste un «gap» di partecipazione alle urne assurdo!

All’indomani di ogni elezione c’è un allarme generale, ma nessuno pare fare abbastanza per avvicinare i cittadini alla politica. In questa situazione utilizzare l’astensione come strumento per affermare la propria opinione in politica può rivelarsi pericoloso: magari si vincono le elezioni, ma la democrazia è in pericolo. È questo quello che vogliamo per la nostra Italia?

Noi no!

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RINCARI SULLA BENZINA E TRANSIZIONE ECOLOGICA: QUALI SONO LE PROSSIME MOSSE?

Ancora rincari sulla benzina. Il prezzo medio nazionale praticato della benzina in modalità self sale a 2,018 euro/litro (2,009 il valore precedente), con i diversi marchi compresi tra 2,010 e 2,038 euro/litro (no logo 2,008). Il prezzo medio praticato del diesel self si porta a 1,939 euro/litro (contro 1,924), con le compagnie tra 1,938 e 1,953 euro/litro (no logo 1,927). Questo è quanto risulta secondo il Quotidiano Energia, il quale riporta i dati comunicati dai gestori all’Osservaprezzi del Mise, aggiornati al 9 giugno.  I dati arrivano in concomitanza con la plenaria dell’Europarlamento che ha avallato la proposta della Commissione europea di terminare le vendite di auto nuove a benzina e diesel nel 2035. L’emendamento sostenuto dal Ppe, che prevedeva una riduzione delle emissioni di CO2 del 90% invece che del 100%, tuttavia, non è stato approvato. La situazione benzina ed ecologia devono essere ben analizzate. Se è vero che bisogna preservare la salute del nostro pianeta, lo stop alle vendite di nuove auto a benzina e diesel nel 2035 deve essere accompagnata da un cambiamento produttivo ed economico, che limitino l’impatto nei confronti dell’occupazione e del comparto industriale. Per quanto i rincari sulla benzina, bisogna fermare immediatamente la speculazione. Gli autotrasportatori e i cittadini italiani non si accontenteranno di un prezzo della benzina che continuerà a superare i 2 euro al litro. Le azioni intraprese fino ad ora non sono affatto sufficienti. In poche parole, riguardo i rincari e la transizione energetica bisogna fare molto di più! Fratelli d’Italia è l’unico partito politico che si batte per una equità fiscale, la pace fiscale e che dice davvero stop ai rincari! Basta continuare a prendere in giro gli italiani!!!!

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SARANNO DAVVERO IN ARRIVO INCENTIVI ALLE IMPRESE?

Il testo del ddl parla chiaro: entro 12 mesi il governo è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi per “la riforma della normativa” in materia di “incentivi alle imprese” per “migliorarne l’efficienza”. Tali decreti hanno l’obiettivo di “definire un sistema organico di regole per l’attivazione del sostegno pubblico a favore delle imprese, previa ricognizione delle misure esistenti, anche mediante abrogazione, sistematizzazione e semplificazione” delle norme e “attraverso l’adozione di nuove misure, anche con riguardo al sistema degli incentivi alle imprese del Mezzogiorno”. Possiamo crederci? Sarebbe anche ora! Dopo il taglio delle crescite del PIL al +2,3%, dal +3,2% previsto a marzo, e quelle nel 2023 dal +2,1% al +1,7%, è ora di ripartire, forse!! Dopo le crisi economiche e finanziarie che hanno pesantemente colpito le nostre aziende e cittadini negli ultimi due anni, l’istituzione di un sistema di regole e misure per tutelare le imprese è una pratica quasi obbligatoria! Il nostro sistema produttivo ha bisogno di un netto taglio fiscale e l’istituzione di incentivi utili per assicurare la ripartenza a pieno regime del nostro tessuto economico. L’auspicio è sempre quello, anche se ormai per noi il tempo di questo governo è scaduto, che si creino riforme che portino veramente a un miglioramento della nostra economia, perché all’Italia e agli italiani non serve il bonus monopattino, ma seri incentivi che coprano le spese. Ormai siamo ai rigori, calcisticamente parlando e gli italiani sono stanchi e stufi di misure che non vanno ad incidere sostanzialmente sul benessere della loro vita e delle proprie attività lavorative!!

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IL REDDITO DI CITTADINANZA: TEMA CHE DIVIDE LA POLITICA E SPACCA I CITTADINI

È il tema che divide la politica e spacca i cittadini: da quanto riportato da un sondaggio pubblicato dal Corriere della Sera, più della metà di coloro che hanno risposto giudicano il Reddito di Cittadinanza negativamente.

Il presidente dell’INPS Tridico Pasquale, vicino al movimento pentastellato, è irremovibile sul sussidio, sostenendo che rifarebbe la misura.

Ma gli italiani continuano a essere malcontenti del RdC, il 53% di essi, infatti, sono contrari; “solo” il 32% del campione è a favore e il restante 15% si astiene esprimendo un “non saprei”.

Giorgia Meloni, schierata contro all’assegno di stato richiesto dai pentastellati, afferma che la messa a disposizione di altri 2 miliardi sul RdC è vergognosa e fallimentare in quanto misura stupida. Continua collegando i fallimenti del reddito alla questione degli stipendi bassi degli amministratori locali sostenendo che: “credo sia giusto oggi tornare a parlare di retribuzioni adeguate agli amministratori locali. È una follia che in questa Nazione chi si occupi della collettività spesso percepisca meno di chi prende il RdC”.

Il presidente dell’Inps, intanto, sostiene che ci sia una mancata attenzione nei confronti dei poveri in quanto sia riservato un atteggiamento violento e indifferente, afferma anche che il Paese non sia ancora pronto a una simile manovra. Conclude dicendo che il RdC esiste per i poveri presenti (75% quasi oltre 3 milioni) e senza lavoro e che una tale misura sarebbe pronto ad accettarla subito su due piedi, di nuovo.

È indecente il continuare a sostenere una tale manovra. Sono stati messi a disposizione 2 miliardi di euro, che avrebbero potuto essere utilizzati per sostenere, rinnovare e proteggere sia beni culturali, ma anche il futuro di un’Italia e il lavoro.

Un’Italia che dovrebbe ripartire dai giovani, ma che si trova a ripartire dai poveri grazie a misure di assistenzialismo che non creano valore!!!

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La Grosseto che vorrei!

Ieri ho annunciato la mia candidatura al Consiglio Comunale del Comune di Grosseto per le elezioni di Ottobre 2021;

Oggi ti invito a segnalarmi, compilando il questionario allegato, le tue idee su Grosseto e le relative frazioni!

Andranno ad aggiungersi alle idee e al programma per il miglioramento della nostra città!

Compilalo, mi raccomando!

Condividilo!

Ogni indicazione per Noi è preziosa!

https://docs.google.com/…/1FAIpQLSftmlhP3lp…/viewform…

Grazie!

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Blocco Navale Subito!!!!!

Questo è quello che noi pensiamo:

“L’Italia dovrebbe andare in Europa e chiedere una missione europea che tratti con il governo libico, che porti a bloccare le partenze e ad aprire in Africa gli hotspot per valutare chi ha diritto ad essere rifugiato e chi no, che rimandi a casa chi non ne ha diritto e distribuisca i rifugiati nei Paesi dell’Ue.

Questa rimane l’unica soluzione seria per affrontare il problema: tutto il resto è furore ideologico e in questi anni ne abbiamo visti i risultati.”

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“LA MIA RICETTA PER L’ITALIA”: L’INTERVISTA A GIORGIA MELONI

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A volte penso che all’Italia servirebbe un bravo “mental coach“, di quelli che ti spiegano le cose semplici che dovresti capire da solo” questo è quello che ha detto Giorgia Meloni a un’intervista riportata su Il Giornale. In questo report la capogruppo ha descritto il suo piano per l’Italia che si focalizzerebbe sul valorizzare la nostra nazione proprio come se fosse un “brand”. Il made in Italy, infatti, è garanzia di qualità, ma anche di fascino e prestigio e per questa ragione la visione economica e di politica industriale italiana dovrebbe essere scontata: bisognerebbe riconvertire tutto ciò che non è identificabile con il marchio Italia in ciò che ha una forte identificazione con il nostro Paese.

Giorgia Meloni definisce Fratelli d’Italia un «partito fieramente produttivista» che si schiera continuamente dalla parte delle imprese, sostenendo chi produce e chi assume in Italia. E tutto è possibile se si porgesse l’orecchio al reale tessuto produttivo italiano, piuttosto che ai grandi potentati economici e finanziari. Non mancano, infatti, le proposte in questo campo, tra cui il “far pagare le tasse in base al principio «più assumi, meno paghi», in modo da agevolare chi crea posti di lavoro in Italia e penalizzare le multinazionali e i giganti del web che ben poco contribuiscono alla crescita economica della nazione”. Per questo gli imprenditori andrebbero ricompensati con meno tasse, meno oppressione fiscale, meno burocrazia, ma soprattutto più libertà e più rispetto da parte dello Stato che non deve imporsi come il “bullo” debole con i forti e forte con i deboli.

Per quanto riguarda l’evasione fiscale, la Meloni sostiene che si fa contrastando l’evasione delle bancheche trasferiscono utili e risorse nei paradisi fiscali, le sedi fintamente spostate all’estero, le finte cooperative care alla sinistra, le «frodi carosello» sull’Iva delle grandi aziende che distolgono miliardi all’erario”. Bisogna contrastare anche le attività “«apri e chiudi» dei cinesi, dei bengalesi e degli extracomunitari in generale”. E questo non per essere razzisti (perché non è questo il caso), ma perché sono imprese che nascono come funghi, ma non pagano un euro di tasse cambiando ragione sociale prima che lo Stato si faccia vivo. In questo modo le imprese italiane chiudono favorendo quelle straniere! La soluzione è il pagamento di una cauzione come anticipo delle tasse da pagare: peccato che la proposta è stata bocciata dal Parlamento!

Perché lo stesso Stato che pretende di controllare ogni nostra spesa e ogni nostra azione non controlla le piazze e le città dalla criminalità? È qui che la forza dello Stato deve farsi sentire anche con il miglioramento del sistema delle forze dell’ordine! Lo Stato deve essere presente anche nella riunione della dinamica tra impresa e lavoro che non può essere conflittuale tra macro e microimprese, ma dovrebbe essere improntata alla condivisione e al walfare aziendale.

Parlando della Crisi da Covid, Giorgia Meloni ha espresso qualche parola riguardo a coloro che hanno perso il lavoro: a fronte di dipendenti che hanno ottenuto l’assicurazione per mesi del blocco dei licenziamenti e cassa d’integrazione, i lavoratori autonomi non hanno ricevuto lo stesso trattamento. Per questo servirebbero ammortizzatori sociali per tutti, tra cui un assegno di disoccupazione e di solidarietà per tutti quelli che non possono lavorare per ragioni oggettive.

La nostra Capogruppo nell’intervista si è espressa chiaramente riguardo temi che per alcuni possono sembrare distanti, ma che in realtà in un modo o nell’altro riguardano tutti gli italiani. La crisi Covid ha fatto emergere molti problemi che possono essere migliorati senza ombra di dubbio, ed è quello per cui noi di Fratelli d’Italia continueremo a lottare senza sosta, per cucinare il “piatto Italia” secondo la “Ricetta di Giorgia Meloni”.

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TARI E DECRETO SOSTEGNI: LE IMPRESE MESSE ALLE STRETTE

L’emendamento 30.64 al decreto Sostegni, il cui obiettivo era concedere più tempo a imprese e Comuni per adeguarsi alla nuova disciplina sui rifiuti urbani ed ai relativi impatti sulla Tari, è riuscito a mettere i bastoni tra le ruote alle imprese. Quella che si prospettava come una soluzione è, in realtà, un grande pasticcio. Questo è quanto ha fatto emergere la Cna che, insieme ad altre associazioni di categoria, ha fatto emergere il fatto che con questo emendamento si chiede alle imprese di comunicare, entro il 31 maggio prossimo quindi con otto mesi di anticipo, quali rifiuti urbani l’impresa intende conferire al di fuori del servizio pubblico, consentendo di sfruttare l’opportunità prevista dal d.lgs 116/2020, ai fini della conseguente applicazione o meno della Tari a partire dal 2022.

Secondo Raluca Santini, responsabile di Ambiente & Sicurezza di Cna Grosseto, questa richiesta fin troppo anticipata è chiedere troppo alle imprese, soprattutto in un momento di insicurezza come questo. Il tutto potrebbe essere aggravato dal fatto che i Comuni non hanno ancora adeguato i regolamenti e le tariffe alle nuove regole ed è impensabile credere che le imprese abbiamo già gli elementi per effettuare la scelta più funzionale alle proprie esigenze e comunicarla prontamente al Comune. È inaccettabile anche la decisione di non intervenire sulla previsione che vincolerebbe per cinque anni la scelta dell’impresa!

Purtroppo, non è la prima volta che sentiamo di scandali in ambito “rifiuti”. L’ultima è stata la questione dell’inceneritore, alla quale ci siamo fermamente opposti. Nel caso della Tari, sarebbe servito un intervento diverso da parte del governo, che avrebbe dovuto perlomeno estendere la possibilità di comunicare la scelta entro il 30 settembre. In questo modo si avrebbe avuto un quadro più chiaro di tutto il 2021 e degli anni successivi. Il fatto è che ci troviamo di fronte all’ennesimo affronto alle imprese che sono continuamente messe sotto pressione a causa delle norme del governo che cambiano dal giorno alla notte. Gli imprenditori sono costantemente costretti a adeguarsi alle nuove regole che non fanno altro che mettergli fretta e peggiorare la situazione economica e produttiva. Serve un cambio di passo immediato!

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