L’ITALIA PROCEDE A RILENTO. ORA LA CRISI, E DOPO?

Ora tutti pensano che con i 230 miliardi dell’Europa tutto torni non come prima ma meglio di prima. La realtà è molto diversa: che cosa ci riserverà il futuro?

Tutti crediamo che con i 230 miliardi dell’Europa (che a volte diventano 250 e poi regrediscono a 220) i dadi siano tratti e tutto tornerà come prima. Anzi, meglio di prima.

Peccato che la realtà sia ben diversa, perché è necessario fare alcune premesse fondamentali:

Riprendendo una metafora fatta da Emilio Tomasini: “l’Italia ora come ora è semplicemente una nave che ha imbarcato talmente tanta acqua che la linea di galleggiamento è vicino al ponte della nave. E’ impensabile, infatti, che il debito pubblico accumulato finora venga rimborsato senza drammi di qualche tipo. Il secondo punto è che i motori della nave (produttività e innovazione) sono ormai fuori uso, tutti gli ufficiali e i sottufficiali della nave (leggi le grandi imprese e i grandi investitori) hanno già da tempo abbandonato la nave, rimane qualche marinaio sbucciapatate che non sa cosa fare (la classe politica e la burocrazia della nostra amministrazione statale) e una folla di passeggeri ignari del fato che li attente (tutti noi).

Noi tutti siamo in attesa di essere ben cotti alla brace, perché l’Europa prima ci dà i soldi e poi prepara il piede di porco per saccheggiarci: ci basta pensare che stanno preparando all’inasprimento della previdenza sociale, tagliando tutti i bonus fiscali concessi fino ad ora.

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